Il fumetto italiano ha subito una trasformazione significativa grazie all'opera di Luciano Secchi, noto con lo pseudonimo di Max Bunker. La sua visione ha portato una ventata di novità in un mondo, quello dei fumetti, che fino agli anni '60 era prevalentemente rivolto a un pubblico giovane e tendeva a evitare tematiche considerate tabù. Alan Ford, nato dalla sua creatività, ha rappresentato una svolta, descrivendo la realtà senza edulcorazioni e con personaggi complessi e emotivamente coinvolgenti.
La Rivoluzione di Max Bunker
Luciano Secchi, nato a Milano nel 1939, ha saputo portare nel fumetto una prospettiva nuova e audace. Il suo pseudonimo, Max Bunker, ha una genesi curiosa, risalente al 1945, quando da bambino scelse quel nome per un gioco, associandolo erroneamente a un'isola. Già dai tempi della scuola, Secchi dimostrava talento nella scrittura, realizzando temi per i compagni. La sua passione per le lingue, in particolare l'inglese, lo portò a lavorare come traduttore per pagarsi gli studi universitari.
Tra le sue letture formative, Secchi cita i classici, con una particolare predilezione per Oscar Wilde, Alessandro Manzoni e Italo Svevo. Nel mondo dei fumetti, ammirava Mandrake, l'Uomo Mascherato, Topolino e Dick Fulmine, oltre a Tex, apprezzando la capacità di Gian Luigi Bonelli di essere stringato ed efficace. Un'altra grande passione di Secchi era la musica, in particolare Burt Bacharach e i musical di Broadway, omaggiati spesso nei suoi fumetti.
La Nascita di Editoriale Corno e i Primi Successi
L'incontro con Andrea Corno, nel 1959, segnò l'inizio di una collaborazione che avrebbe portato alla nascita dell'Editoriale Corno. Corno rilevò una casa editrice preesistente, la Edizioni Serpente Volante, e Secchi iniziò a collaborare traducendo le avventure di Flash Gordon per il quindicinale L'Ardimentoso. Nel 1960, la casa editrice cambiò nome in Editoriale Corno, con Corno responsabile della parte amministrativa e Secchi come direttore editoriale.
Tra le prime iniziative dell'Editoriale Corno vi fu la pubblicazione della rivista Viva! e la prosecuzione di Gordon. Accanto a fumetti americani come Buck Rogers e Dennis The Menace, comparivano anche fumetti spagnoli come Red Rock e Billy West, e il fantascientifico Alan Ford, da non confondere con l'omonimo personaggio del Gruppo TNT.
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Il debutto di Secchi come sceneggiatore avvenne con Viva l'Italia, in collaborazione con Paolo Piffarerio, sulle pagine di Gordon rivista. Successivamente, i due crearono Maschera Nera, un personaggio western con la doppia identità di avvocato e giustiziere mascherato. La collaborazione tra Secchi e Piffarerio nacque dall'incontro casuale presso uno studio di calligrafia e dalla comune passione per l'Inter.
Paolo Piffarerio e la Gamma Film
Paolo Piffarerio, oltre al lavoro sui fumetti, era attivo anche nel mondo dell'animazione presso la Gamma Film, uno studio fondato dai fratelli Gino e Roberto Gavioli. Piffarerio partecipò alla realizzazione di numerosi caroselli pubblicitari, tra cui il celebre "Cimabue, Cimabue, fai una cosa, ne sbagli due", trasmesso tra il 1972 e il 1976. Altri caroselli famosi a cui Piffarerio lavorò furono quelli di Babbut, Mammut e Figliut, Taca Banda, Gringo, Pallina, Caio Gregorio, il vigile Concilia, il pedone Foresto e Vitaccia Cavallina.
L'Ispirazione Marvel e la Genesi di Alan Ford
Nell'estate del 1968, Luciano Secchi, durante una vacanza al mare, scoprì i fumetti Marvel e ne rimase colpito. Propose ad Andrea Corno di pubblicarli in Italia, ma l'opzione non fu esercitata. Secchi, intuendo il potenziale, si accaparrò i diritti. Gli eroi Marvel, con i loro "supereroi con superproblemi", rappresentarono una fonte di ispirazione per la creazione di personaggi più complessi e realistici.
La nascita di Alan Ford avvenne in un contesto storico e sociale ben preciso. L'Italia alla fine degli anni '60 era un paese in fermento, attraversato da contestazioni giovanili, crisi economiche e trasformazioni politiche. Alan Ford, con il suo linguaggio satirico e grottesco, seppe intercettare lo spirito del tempo, offrendo una critica pungente alla società, alle istituzioni e al consumismo.
Alan Ford: Un Fumetto di Rottura
"Alan Ford" vede la luce nel maggio 1969 con i testi di Luciano Secchi (Max Bunker) e i disegni di Roberto Raviola (Magnus), ossia il duo "Magnus & Bunker" ben noto al pubblico dell'epoca per aver firmato numerose pubblicazioni "nere", fra cui "Kriminal" e "Satanik". Il formato era lo stesso delle succitate pubblicazioni, ossia 120 pagine in formato tascabile rigorosamente suddivise in due vignette ciascuna. Alan Ford sconcertò i lettori dell'epoca perché si allontanava drasticamente dal genere finora proposto dai due autori, trattandosi di una parodia a sfondo spionistico che sfociava spesso e volentieri nel grottesco e nella denuncia sociale. In Alan ogni valore tradizionale veniva letteralmente stravolto, fatto a pezzi, con una forza dissacratoria molto superiore a quella dei due pure innovativi antieroi "neri".
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Alan Ford è principalmente un fumetto di satira e per questo, dopo un inizio che parodizza dichiaratamente i film di spionaggio alla James Bond, la serie si sposta sempre più verso ambientazioni urbane, minimaliste, in cui la trama è un pretesto per mostrarci la vita di questi "agenti" in lotta con problemi di sopravvivenza quotidiana in una città moralmente degradata. La satira di Magnus & Bunker riesce nella difficile impresa di farsi apprezzare a destra come a sinistra, perché non risparmia nessuno. La borghesia e i capitalisti sono ferocemente fustigati, è vero, ma il popolo, i lavoratori, i proletari, sono tutt'altro che idealizzati, mostrando difetti altrettanto marcati e, soprattutto, una moralità altrettanto bassa. A questa regola non sfuggono nemmeno i nostri eroi, dimostrando che in una società-giungla, se si vuol sopravvivere, non c'è posto per idealità utopistiche.
Alan Ford, dicevamo, è buono, quasi remissivo, sempre pronto a cogliere il lato positivo delle cose, novello Candido volteriano, ma questa sua bontà non ha fini moralistici, anzi. Il destino lo punisce in modo crudele, spietato, sistematico. In primis, ovviamente, i membri del Gruppo T.N.T. cominciando dal capo supremo, il Numero Uno, un vecchietto paralitico inizialmente presentatoci (nel n.11) come un semirimbambito ma che rapidamente si rivela una mente acutissima e cinica, sempre pronto ad approfittare della situazione a scapito dei suoi uomini, che sfrutta ignobilmente. La sua età è imprecisata e, benché i suoi presunti "racconti di vita vissuta" ambientati anche migliaia di anni fa siano altamente improbabili, è un fatto che conosce vita, morte e miracoli di qualsiasi essere umano del pianeta, il tutto annotato in un libriccino di minuscole dimensioni.
Vengono poi la Cariatide, comandante in seconda inizialmente molto attivo ma poi invecchiato e imbolsito; il Conte Oliver, nobile (?) inglese in disgrazia con la spiccata caratteristica di rubare tutto quello che gli capita a tiro, ma dotato di intelligenza e capacità di adattamento non comuni che lo rendono il più efficiente fra gli agenti del gruppo; Bob Rock, autocaricatura di Magnus, piccolo di statura e dal naso spropositato, pieno di complessi, impulsivo, irascibile e sfortunato, ma anche dotato di una fortissima carica di simpatia e, per certi aspetti, patetico; Grunf, immigrato tedesco, reduce delle due guerre mondiali, un vecchio nostalgico un po' lento di comprendonio ma fedelissimo al Numero Uno e capace, con mezzi quasi inesistenti, di inventare i macchinari più strampalati che però, incredibilmente, funzionano (anche se non si sa fino a quando); Geremia, ossia la summa di tutte le malattie che possono colpire un essere umano, quasi sempre confinato alla base e raramente coinvolto nelle missioni; Cirano, cane bracco italiano, il segugio del gruppo con una spiccata predilezione per Bob Rock, spesso determinante per il successo delle missioni; Clodoveo, pappagallo linguacciuto e insolente dotato di intelligenza umana nonché compagno-consigliere del Numero Uno, unico personaggio dell'era dopo-Magnus che ci pare degno di menzione.
I nemici del gruppo T.N.T. sono numerosi e pittoreschi, ed è impossibile elencarli tutti. Limitandoci ad alcuni nomi dei primi numeri possiamo citare Margot, affascinante spia che ricorre spesso nella saga; il dottor Kroizer, folle scienziato nazista; il Cospiratore, perennemente incappucciato; Tromb, che sogna di distruggere la Terra che lo ha sempre disprezzato; Arsenico Lupon, assai galante e molto ladron; il Barone Wurdalak, versione caricaturale dell'omonimo vampiro comparso su "Satanik". Ma è Superciuk il super-nemico per eccellenza, la quintessenza del ribaltamento, della sovversione ideologica di Alan Ford. Superciuk è uno spazzino che si trasforma in un Robin Hood alla rovescia, che ruba ai poveri per dare ai ricchi. Possiede super poteri che gli derivano dal vino (che beve in quantità spropositate), vale a dire super-forza e una fiatata puzzolente capace di tramortire chiunque e di fondere perfino i metalli.
Paladino dei capitalisti contro i soprusi del proletariato, Superciuk è guidato nella sua folle crociata da un ideale, quello di un mondo lindo e pulito, popolato da gente che non sporca. E' volutamente paradossale che nell'universo alanfordiano, dove i "buoni" sono mossi unicamente da bassi istinti di sopravvivenza, sia un "cattivo" a permettersi di essere idealista, ad agire non per sé ma per un fine superiore. E, in quanto idealista, Superciuk entra in crisi, conosce il vero volto dei ricchi e passa temporaneamente dall'altra parte, ma solo per ricevere nuove delusioni. E così, al termine di un travagliato percorso interiore, dismette i panni del superuomo per tornare alla sua vera vocazione, quella di tenere il mondo pulito, imbarcandosi su una nave come uomo di fatica e rinunciando alla vita di agi che i suoi superpoteri gli avrebbero facilmente consentito di ottenere.
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La sede del Gruppo T.N.T. è un fatiscente negozio di fiori sito nella Sesta Strada di New York, ma è una New York molto simile alla Milano dove Max Bunker vive e lavora.
Il Successo e l'Eredità di Alan Ford
Difficile stabilire se il successo di Alan Ford (che arrivò tardi ma arrivò, travolgente) sia più legato agli arguti testi di Bunker o agli splendidi disegni di Magnus. Certo è che tra i due, come mai prima d'allora, si stabilì una perfetta simbiosi, un sodalizio artistico che ci ha lasciato storie indimenticabili e che durò per 75 numeri consecutivi, fino all'abbandono di Magnus. Con Magnus non se ne andava semplicemente un disegnatore. Si staccava un pezzo dell'anima della serie. Non a caso tutti i disegnatori che seguiranno, fra cui anche riconosciuti professionisti come Paolo Piffarerio, Raffaele della Monica e, oggi, Dario Perucca, cercheranno quanto più possibile di replicare lo stile del creatore grafico, finendo inevitabilmente per soccombere al confronto.
Il primo numero di Alan Ford esce nel maggio del 1969 per i tipi dell'Editoriale Corno. In seguito alla chiusura della casa editrice la testata passa alla Max Bunker Press, casa editrice di proprietà dallo stesso Secchi, che ne continua la pubblicazione a tutt'oggi. Oltre alla serie originale, negli anni si sono succedute diverse ristampe e serie parallele, in diversi formati e, ad esclusione delle raccolte, tutte con periodicità mensile.
Nel panorama del fumetto italiano, pochi titoli possono vantare l’influenza culturale, la longevità editoriale e la portata satirica di Alan Ford. Nato nel 1969 dalla penna dello sceneggiatore Luciano Secchi (in arte Max Bunker) e dalla matita dell’artista Roberto Raviola (Magnus), il fumetto ha dato vita a un universo narrativo che fonde noir, grottesco, commedia surreale e critica sociale in una forma assolutamente originale. La nascita di Alan Ford avviene nel clima turbolento dell’Italia di fine anni Sessanta: contestazioni giovanili, crisi economiche e trasformazioni politiche fanno da sfondo alla serie. La serie sfrutta il linguaggio fumettistico per esprimere un disincanto radicale verso le istituzioni, il consumismo, la guerra e la società borghese.
L’aspetto visivo di Alan Ford, opera di Magnus nei primi 75 numeri, si distingue per un uso espressivo del chiaroscuro, dei volumi caricaturali e delle inquadrature teatrali. Sul piano linguistico, la serie ha anticipato l’uso dello slang italiano reinventato, con neologismi, dialettismi e riferimenti colti che rielaborano continuamente la realtà in chiave comica. Le battute funzionano a livelli multipli: gag visive, riferimenti alla storia, e giochi di parole sottili.
Sebbene in Italia Alan Ford abbia goduto di una diffusione popolare ma relativamente marginale nel discorso accademico, in ex-Jugoslavia il fumetto è diventato un vero fenomeno culturale. Tradotto fin dagli anni Settanta, ha goduto di una popolarità straordinaria in Serbia, Croazia e Slovenia, diventando un simbolo pop e politico allo stesso tempo. Negli ultimi anni, Alan Ford ha iniziato a essere oggetto di studio anche in ambito universitario.
Alan Ford all'Estero
Come ha raccontato di recente il Calvert Journal, che si occupa di cultura dei paesi dell’ex blocco sovietico, buona parte di questo successo è dovuto alla bravura di Nenad Brixy, il traduttore che fino alla morte avvenuta nel 1984 si occupò dei numeri usciti in serbo croato, la lingua parlata nei paesi dove Alan Ford ha avuto più successo, cioè Serbia, Croazia, Bosnia Erzegovina, Montenegro e Kosovo. Anche Daniele Onori, che è stato addetto culturale dell’ambasciata italiana a Sarajevo per 8 anni, concorda sull’importanza del traduttore: «Brixy è riuscito a rendere la specificità milanese di Max Bunker adottando un gergo zagrebese, che risultava esotico ma simpaticissimo anche agli jugoslavi non croati, in particolare ai serbi e ai bosniaci», ha raccontato nel 2014 in un’intervista. «Infatti, ad essere precisi, Alan Ford non ha avuto successo in tutta la Jugoslavia, ma solo nelle repubbliche dove si parlava la stessa lingua, con qualche variante, cioè il serbo croato. Sono state tentate anche edizioni macedoni o albanesi di Alan Ford, ad esempio, ma con un successo limitatissimo. Nei paesi in cui ha avuto successo, Alan Ford ha avuto un certo impatto culturale: nell’immaginario collettivo di questi paesi sono entrate frasi e motti presi direttamente dalla serie, come “meglio un codardo vivo che un eroe morto” oppure “sempre meglio vincere che partecipare”.
L’editore croato Ivan Sršen, parlando con il Calvert Journal, ha sottolineato come Alan Ford rappresenti in maniera involontaria ma efficace il socialismo jugoslavo: «C’è qualcosa che è allo stesso tempo brutale e gentile nei disegni di Magnus», ha detto Sršen. Un altro punto in comune tra le vicende del gruppo TNT e quelle dei paesi dell’ex Jugoslavia l’ha individuato lo scrittore e giornalista Lazar Dzamic in un libro del 2012. Secondo Dzamic, l’atmosfera caotica, disfunzionale e piena di personaggi incompetenti raccontata da Alan Ford era molto simile a quella della Jugoslavia degli anni Settanta e Ottanta. Nel corso degli anni sono state organizzate mostre celebrative di Alan Ford in diversi paesi balcanici. L’ultima si è tenuta a ottobre dello scorso anno a Fiume, in Croazia, organizzata dal Consolato Generale d’Italia in collaborazione con WOW Spazio Fumetto, il museo del fumetto di Milano.
Celebrazioni e Mostre
Per festeggiare questa importante ricorrenza e dopo la preview all’ultima edizione di Cartoomics, WOW Spazio Fumetto organizza la mostra “Alan Ford. 50 anni insieme”: un percorso inedito e divertente alla scoperta di Alan Ford, dello scombinato Gruppo T.N.T., degli amici, dei nemici e di tutti i segreti di questa spassosa serie a fumetti. La prima area della mostra è dedicata ai creatori di Alan Ford, Max Bunker e Magnus, e alle loro creazioni precedenti e successive ad Alan Ford, raccontate attraverso albi originali e preziose tavole originali. Sarà poi presente un focus dedicato alla casa editrice che ha iniziato a pubblicare la serie: l’Editoriale Corno, che ha pubblicato gli altri grandi successi di Magnus & Bunker e che ha portato per prima in Italia i supereroi Marvel. L’area centrale della mostra è invece dedicata ai 50 anni di avventure di Alan Ford e del gruppo TNT: i personaggi del cast sono passati in rassegna grazie a grandi pannelli-carta d’identità a colori e ad approfondimenti, che passano in rassegna tutte le gag più spassose della serie. Non manca poi una panoramica dei grandi nemici del Gruppo, pittoreschi come e più dello stesso gruppo TNT. All’interno della mostra sarà presente anche uno spazio dedicato ad Alan Ford all’estero: tradotto anche in Francia, Danimarca e Brasile, Alan Ford è famosissimo nei paesi dell’ex Jugoslavia, tanto da essere presente in diversi film del celebre regista Emir Kusturica. Ad accompagnare il percorso tutto quello che è Alan Ford e il Gruppo TNT fuori dagli albi a fumetti: poster, diari, quaderni, maschere di carnevale, dischi e tutti i gadget realizzati per l’Alan Ford Club, ma anche le apparizioni sulle pagine dei quotidiani e quelle televisive all’interno del mitico programma SuperGulp! In mostra anche un approfondimento dedicato agli altri artisti che hanno proseguito la serie sempre su testi di Max Bunker, in particolare Paolo Piffarerio, che ha raccolto il testimone di Magnus dal n. 76 della serie e Dario Perucca, che dopo aver esordito nel 1986 è tutt’oggi il principale disegnatore della serie. Ci sarà anche la possibilità di una foto-ricordo accanto ad Alan Ford, Bob Rock e al Numero Uno, proprio davanti all’ingresso dello scalcinato negozio di fiori che cela la sede del più improbabile gruppo di agenti segreti del mondo. L’ultima parte della mostra è una “Galleria d’arte” dedicata al mondo di Alan Ford, con una ricca selezione di tavole e illustrazioni originali create dagli artisti che hanno lavorato sulla serie: Magnus, Paolo Piffarerio e Dario Perucca, che dopo aver esordito nel 1986 è tutt’oggi il principale disegnatore della serie. Tra le tante tavole presenti, una tratta dal mitico numero 1 della serie, una matita di Magnus tratta dal numero 65 “Un tiro mancino” completata poi a china da Luigi Corteggi e due tavole dal numero 200, che segna il ritorno di Magnus ad Alan Ford per una storia speciale in cui il capo del gruppo T.N.T,, il Numero Uno, riappare dopo essere stato dato per morto.
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